?

Log in

Everlasting Harmony
Ernie and Hannah 100 fanfictions
028. Figli. Who knows? 
11th-Feb-2007 02:46 pm
kitty
Titolo: Who knows?
Prompt: 028. Figli
Rating: PG


Mi sono sempre domandata dove andasse a finire il coraggio di Ernie e Hannah in certe situazioni.
Assolutamente svanito, come una nuvola di fumo.
Puff.
E dire che negli ultimi anni, quando si erano decisi ad aiutare l’ordine della fenice, non sembravano affatto spaventati. Lo erano, indubbiamente, ma cercavano di non dimostrarlo.
Ernie era anche diventato un medimago, quindi solo Merlino sa cosa può aver visto in ospedale durante la guerra che ora, grazie ad Harry, è finita da un bel po’.
Ma, signori e signori, Ernie Macmillan ha il viso improntato dal terrore assolutamente più puro.
- Ma perché non hanno lasciato che me ne occupassi io? – borbotta, strofinandosi la mano dietro il collo. La fronte aggrottata, sull’orlo della crisi nervosa.
Il fatto che non riesci a stare fermo con nessun arto del tuo corpo potrebbe essere una risposta, penso, ma non glielo dico. Sia mai di farlo arrabbiare.
- Ernie…andrà tutto bene, non è la…-
Lui si volta verso di me, con il viso contratto.
- Susan, come faccio a sapere che andrà tutto bene, se non sono là? – sbotta, prendendo a torturarsi le mani, che anni prima erano state morbide e paffute.
Evito di roteare gli occhi, mentre il secondo dei pargoli MacMillan è seduto accanto a me, con l’aria profondamente calma che non si addice per niente al sentimento di nervosismo che permea i suoi occhi.
Agatha, la primogenita, si limita a dondolare i piedi, aggrappandosi alla mia giacca. Non dice nulla, ma si vede che è preoccupata.
- Bambini, state tranquilli…è solo un nuovo fratellino o sorellina, andrà tutto bene. -
Ernie emette un verso di frustrazione.
È impressionante quanto la pomposità e la sicurezza dell’ex-caposcuola di Hogwarts siano facilmente attaccabili. Mi riservo comunque di lanciargli un’occhiataccia.
Santo Merlino, è il padre, dovrebbe calmare i figli, non mettere loro maggiore agitazione.
- Come dicevo – ripeto, accarezzando la spalla di Agatha – Andrà tutto bene e…-
Il Medimago compare in quel preciso momento. I due bambini saltano in piedi, e anche io mi tiro su, sebbene con più calma.
Agatha rimane appigliata a me, sebbene ora alla gonna.
Lei ha già passato momenti simili, ma era troppo piccola per potersene ricordare.
Lancio un’occhiata ad Ernie, che ora sta parlando con il medimago.
Lo vedo tirare un grosso sospiro di sollievo, prima di rimettersi a parlare con il collega, che sembra del tutto abituato alla scenetta. Per un istante mi è sembrato che mi rivolgesse un’occhiata comprensiva. Si vede che si ricorda di me, anche nei precedenti due parti. Non che con il susseguirsi dei figli la scena sia stata mai differente. L’unica differenza è che c’era una persona in più a innervosirsi.
Pochi secondi dopo danno il permesso ad Ernie di andare. Tengo i bambini un po’ da parte, lasciando che il mio migliore amico scappi dalla mia migliore amica, che è anche l’amore della sua vita. Non ho bisogno di guardare. Anche quella è una scena che so si ripeterà uguale.
Lui le prenderà la mano, la terrà nelle sue e le dirà qualcosa di più impacciato che dolce.
Ernie non è mai stato bravo con le parole. O almeno con le parole dette a voce, con quelle vergate sui libri è sempre stato secondo solo ad Hermione Granger.
Parleranno, sorrideranno, senza bisogno di scambiarsi altro contatto che quelle mani, strette con forza.
Lui le bacerà la fronte, prima che portino da loro la bambina (non ho mai avuto dubbi al riguardo del sesso del nascituro). È qual cosa che per un istante riguarda solo loro.
Passano un paio di minuti, che i bambini che tengo per mano non sembrano gradire, e poi lascio le loro piccole mani, lasciando che corrano dai genitori.
Li raggiungo lentamente, soffermandomi sullo stipite della porta. Hannah è meravigliosa.
Lo so, non è bella quanto potrebbe esserlo Fleur de la Cour. O una veela qualunque.
Ma lei ha una bellezza tutta sua. Tutta naturale. Tiene la bambina (la stoffa rosa che l’avvolge me lo conferma) fra le braccia. Ha un sorriso luminoso che non ho mai visto addosso a nessun altro.
Ernie è seduto vicino a lei, e guarda già innamorato la minore dei MacMillan.
Gli altri due saltellano, cercando di guardare la loro sorellina. Non posso che sorridere, appoggiandomi allo stesso stipite, le braccia incrociate.
Potrei guardare questa scena per ore, in disparte.
Hannah rivolge un’occhiata dolce ad Ernie, poi torna verso di me.
E lo sa, lo sa benissimo che io c’ero.
Ogni volta è uguale.
Ogni volta è totalmente diverso.
Ed ogni volta è meraviglioso.
Premettiamo che non credo abbiano intenzione di pensare ad un quarto. In realtà una parte di me l’ha sempre saputo. I tre piccoli MacMillan. Due bambine, ed un bambino testardo, ma profondamente innamorato della sua mamma.
Mi guarda, e non c’è bisogno di dire nulla.
I guai passati sono sempre dimenticati.
La bambina neonata allunga una mano, cercando di accarezzare viso troppo lontano della madre, Agatha saltella, cercando di guardare meglio. In quel momento avanzo, raggiungo il quadro familiare e l’afferro sotto le ascelle.
È leggera, e riesco a sollevarla. Alexander invece si aggrappa alla gamba del padre, guardando la sorella. Ha fatto un sacco di storie. Doveva essere lui il più piccolo. Chi era quella bambina che si metteva fra lui e i genitori?
Ma ora la sua espressione tradiva il desiderio di proteggere quella creatura fragile e delicata.
Sorrido piano, osservando uno ad uno i piccoli MacMillan.
Poi i genitori, radiosi e felici ora come non mai.
Naturalmente sapevano che i dolori del passato, la guerra affrontata, la perdita, la vittoria dal sapore amaro, con tutte le vittime che aveva lasciato dietro, non avrebbe mai smesso di agitare il loro sonno.
Che i guai sarebbero venuti, presto o tardi, di nuovi, di faticosi.
Eppure..
C’era una fonte di coraggio che era tutta loro.
Sorrido piano, e Ernie mi guarda curioso.
Un coraggio che si sostituisce alla paura irrazionale di un uomo innamorato di fronte alla cosa naturale e certa come solo il suo opposto è.
Vita e morte.
In ogni caso, avrebbero affrontato tutto.
E questo forse era poco più certo della vita e morte stessi.
- Va tutto bene, zia Susan? – domanda la piccola Agatha, girando la testa.
Sorrido, piano.
- Si, va tutto bene. -
Ricordo vagamente le favole che le raccontavo quando aveva un anno.
Avevano un finale che nella realtà non esiste.
Vissero felici e contenti.
Ma d’altra parte, mi domando, tirandole i capelli dietro l’orecchio, chi può dirlo?
Comments 
11th-Feb-2007 04:28 pm (UTC)
Premetto che non sono un'amante delle sdolcinatezze ed inevitabilmente una nascita viene descritta con una patina dorata tempestata di cuoricini rosa, ma mi è piaciuta molto la scelta di descrivere tutto dal punto di Susan, e il tuo stile è molto piacevole e scorrevole. E non sono morta di diabete durante la lettura, il che è notevole. Mi è piaciuta, insomma. Alla prossima.
This page was loaded Jul 22nd 2017, 12:44 am GMT.